Home > News > Fattore sociale, agricoltura e immigrazione per l’innovazione sociale: Tamat intervista Chiara Pontecorvo

Abbiamo conosciuto Chiara qualche mese fa nel giardino agri-solidale di Montemorcino a Perugia dove Tamat sta portando avanti il progetto Coltiviamo l’integrazione in partenariato con Fondazione ISMU, I Tetti Colorati, R.F. Kennedy Human Rights e CARDET  e finanziato dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020 (PROG-1979). Chiara è una giovane educatrice impegnata da anni nell’ambito dell’inclusione di cittadini provenienti da paesi terzi, interessata alle tematiche dell’accoglienza e della cittadinanza attiva.

La festa dell’okra

All’interno del progetto ha seguito e coordinato le attività del laboratorio di agricoltura inclusiva interessandosi nello specifico alle attività inerenti alla sperimentazione e alla gestione di un’associazione di nome Lambè (che nella lingua mandinka significa “dignità”), in cui richiedenti asilo e volontari collaborano per programmare e attivare iniziative pratiche finalizzate alla condivisione di valori e culture con la comunità locale.

Chiara, parlaci un po’ di te.

Mi chiamo Chiara, ho 26 anni e vengo da Capri. La mia più grande passione è la musica, in particolare la musica tradizionale e popolare di diverse latitudini. Questa fascinazione per le culture a me lontane e le loro espressioni artistiche mi ha portato a impegnarmi nell’ambito dell’intercultura in forme e modalità diverse, dall’insegnamento dell’italiano a stranieri alla progettazione di laboratori interculturali basati sulle arti rivolti alle scuole, collaborando con più associazioni fra Napoli, Roma e Perugia. Sono membro del direttivo di un’associazione di Roma, Destination West Africa, che si occupa di promozione e valorizzazione della cultura dell’Africa occidentale, in particolare di tutto ciò che concerne la musica e le danze, tramite l’organizzazione di eventi, workshop, corsi settimanali e di un festival, AfroFest.

Costruiamo insieme

Che tipi di studi hai fatto?

Ho studiato Scienze dell’Educazione a Roma Tre, laureandomi con 110 e lode con una tesi in pedagogia interculturale intitolata “L’integrazione linguistica e sociale dei migranti a Roma”. Ho scelto poi di continuare gli studi a Perugia iscrivendomi alla specialistica in Consulenza pedagogica e coordinamento di interventi formativi.

Quando e come hai conosciuto Tamat?

Ho conosciuto Tamat lo scorso aprile, quando cercavo un ente presso cui svolgere il tirocinio universitario.

Raccontaci del tuo supporto al progetto “Coltiviamo l’integrazione”.

Fra le attività di “Coltiviamo l’Integrazione” mi sono impegnata particolarmente nell’ambito del laboratorio di associazionismo “Lambè”.

Qui ho potuto dare il mio contributo collaborando con Domenico Lizzi (project manager) nella programmazione delle attività, ma anche più operativamente come facilitatrice all’interno del percorso laboratoriale, proponendo attività di icebreacking e teambuilding, mediando dibattiti, stimolando riflessioni, coinvolgendo beneficiari, volontari e membri dell’equipe nella co-costruzione di un ambiente di confronto, di crescita e di scambio.

Fra i tanti momenti gratificanti che ho vissuto in questa esperienza, porto nel cuore la nostra festa dell’okra, in cui abbiamo deciso di adottare alcune ritualità delle celebrazioni agricole nigeriane per festeggiare la fine del raccolto all’orto di Montemorcino, luogo in cui si è svolto il progetto. Penso che per i ragazzi abbia rappresentato una possibilità, un tempo e uno spazio per dare un senso di continuità al loro percorso, e trovo molto significativo il fatto che abbiano proposto loro stessi di rivisitare la loro tradizione per tenerla viva in questo nuovo contesto.

Forse il mio supporto al progetto si può riassumere in questo: il tentativo di agevolare la creazione di momenti significativi, di un luogo di incontro in cui beneficiari, volontari e equipe di progetto potessero sentirsi accolti, partecipi e protagonisti, preparando il terreno per la costruzione di relazioni autentiche.

Sogni nel cassetto?

Mi viene in mente una frase scritta in via della Viola a Perugia: “I sogni nel cassetto…fanno la muffa!”

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