Home > News > Coltiviamo l’integrazione, intervista a Ylenia Pepe
Ylenia Pepe con beneficiari del progetto

Ylenia Pepe, è una giovane fotografa partenopea, una giornalista ed un’aspirante insegnante che vive a Perugia da 5 anni, dove nell’anno accademico 2017/2018 ha conseguito la sua laurea Magistrale in Filosofia ed Etica Delle Relazioni presso l’Università degli studi di Perugia.

Ylenia Pepe con beneficiari del progetto

La sua adolescenza l’ha trascorsa in giro per concerti e musei tra: Napoli, Salerno e Roma, in quanto, le sue più grandi passioni, sono l’arte, la musica e la fotografia. Così da circa 10 anni scrive articoli e fa live report per diverse webzine musicali e culturali. Inoltre, fin da piccola, ha nutrito un forte interesse per la politica e i diritti umani, temi forti per lei che sono stati anche oggetto delle sue due tesi di laurea in Filosofia. Collabora con Tamat da due anni e i progetti dov’è stata coinvolta principalmente sono stati: Umbriamico (progetto coordinato da Tamat e cofinanziato da AICS) con il laboratorio Biografie In Viaggio e Coltiviamo l’Integrazione, progetto coordinato da Tamat e finanziato dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020 (PROG-1979).

Ylenia, parlaci un po’ di te.

Attualmente scrivo articoli che riguardano tematiche di migrazione e integrazione per una rivista online; inoltre faccio lezione di italiano come volontaria a ragazzi/e stranieri per un’associazione che si trova vicino al quartiere in cui vivo.

Dal 2017 faccio parte del team dei fotografi dell’International Journalism Festival e di quello della radio dell’Università degli studi di Perugia: dal marzo 2019, invece, sono diventata membro delle diverse associazioni fotografiche della città.

Tra i diversi festival culturali e musicali a cui ho preso parte come fotografa ci sono: il PerSo (Perugia Sociale Film Festival) ; i Cortili di Francesco di Assisi; Il Lars Festival di Chiusi; il TODAYS Festival di Torino e tantissimi altri..

Il mio rapporto con la fotografia nasce da una ricerca estetica mirata a cogliere la bellezza nella sua totalità che è quella sia fisica che morale; riferendomi al concetto di kalòs kai agathòs espresso da Platone.

Per me “fotografare” significa cogliere un’emozione che, attraverso l’immagine, si protrae nel tempo: a mio avviso, quindi, la cosa più importante di tutte è il ricordo che viene rappresentato e la sua storia.

Le mie foto devono raccontare e “raccontare”, secondo me, significa non soltanto parlare di qualcosa ma soprattutto renderne testimonianza.

Per esempio, all’interno del progetto “Coltiviamo l’integrazione” (in cui sono stata coinvolta sia come insegnante che come fotografa) credo che i miei scatti abbiano testimoniato tutti i progressi di questo lavoro, oltre che tutte le difficoltà, ricompensate però sempre da grandi insegnamenti umani e di confronto che custodirò sempre con me.

Mi viene in mente anche una mia foto intitolata Alberi danzanti che è stata scelta per la prima mostra fotografica contemporanea di Todi: quest’ultima narra di uno dei momenti più belli trascorsi insieme ad una persona che è stata molto importante nella mia vita.

Oltre agli eventi, infatti, amo fotografare natura ed luoghi poco conosciuti, tanto che l’anno scorso ho viaggiato per sette mesi in Irlanda proprio per immortalare posti simili.

Che tipi di studi hai fatto?

Ho sempre avuto una passione per le materie letterarie ed umanistiche, infatti mi sono diplomata al Liceo Classico; poi mi sono laureata alla triennale in Filosofia alla Federico II di Napoli e la Magistrale l’ho conseguita, invece, in Filosofia ed Etica delle Relazioni presso l’università degli studi di Perugia dove mi sono specializzata per diventare un’insegnante di Storia e di Filosofia. Attualmente sto progettando di fare un master per insegnare la Lingua Italiana agli stranieri.

Quando e come hai conosciuto Tamat?

Sono venuta a conoscenza di Tamat grazie al mio caro amico maliano Moussa che due anni e mezzo fa mi propose di recitare per uno spettacolo promosso da Tamta e diretto dalla bravissima regista Elisabetta Vergani intitolato Biografie in Viaggio: alla fine scelsi di seguire insieme a lei quelle storie, facendo da supporto tecnico e media anziché diventare una delle protagoniste; inoltre ho realizzato le foto utilizzate per la brochure del progetto Urbagri4women.

Raccontaci del tuo supporto al progetto “Coltiviamo l’integrazione”.

Da maggio 2019 sono entrata a far parte di questo progetto insieme ad un team di persone a cui ora sono tanto legata. Il progetto ha l’obiettivo di favorire l’inclusione economica e sociale di cittadini di Paesi terzi grazie al rafforzamento delle loro competenze. Ho quindi tenuto lezioni di italiano a richiedenti asilo affiancando Andrea Ciribuco (ricercatore della NUI Galway – Irlanda) e ho anche partecipato alle lezioni pratiche sul campo di Montemorcino (il progetto infatti utilizza l’agricoltura come mezzo di inclusione) facendo foto e aiutando e motivando i ragazzi coinvolti in queste attività. È stata una delle esperienze più belle della mia vita che mi ha aiutato tanto a crescere e a cambiare il mio modo di pensare. Ho vissuto momenti bellissimi di condivisione, ma ci sono stati anche momenti di sconforto perché pensavo che il mio aiuto non fosse abbastanza per loro: insieme agli altri, però, ho capito che a fare la differenza in questo “oceano di difficoltà” sono proprio quelle gocce di sorrisi e di solidarietà, rivalutando così anche l’importanza del mio piccolo contributo. Ho compreso che il vero fallimento sta solo nel non agire e nel non provare a fare qualcosa di utile per migliorare questa realtà.

Sogni nel cassetto.

Il mio desiderio più grande è quello di poter viaggiare intorno al mondo per conoscere e confrontarmi con tante culture diverse dalla mia.

A piccoli passi lo sto realizzando! A fine Aprile partirò per un lungo viaggio. Destinazione: Islanda. Sono infatti stata selezionata come fotografa e giornalista all’interno del progetto Life on Land di AIESEC.

Ma il mio grande sogno nel cassetto rimane poter visitare l’Africa, in particolar modo vorrei esplorare e fotografare la natura incontaminata e selvaggia della Namibia e dell’isola Madagascar.

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